Celebrazioni in diretta online

Chi non può partecipare in presenza, avrà la possibilità di seguire tutte le celebrazioni del Triduo Pasquale sul nostro canale youtube: Parrocchia Bagnaia su YouTube

Giovedì Santo 1 Aprile 2021 – Messa in Coena Domini
https://www.youtube.com/watch?v=a5EGjgEayE8

Venerdì Santo 2 Aprile 2021 – Celebrazione della Passione del Signore
https://youtu.be/HPUaB_9PM5g

VIA CRUCIS 2 Aprile 2021 – come se camminassimo per le vie dei nostri paesi
https://youtu.be/VNe4qoIUqPA

Sabato Santo 3 Aprile 2021 – Veglia Pasquale nella notte santa
https://youtu.be/YcWsZi6E_UI

Prepariamo la Pasqua

Mai come quest’anno abbiamo bisogno di vivere il passaggio della Pasqua dal buio alla luce, dalla morte alla vita, dalle tenebre della paura all’alba della Risurrezione di Gesù. Ci è concesso di celebrare la Pasqua comunitariamente, ma con tutte le necessarie e dovute precauzioni contro la diffusione della pandemia; infatti tutte le celebrazioni si svolgeranno nel rispetto delle norme di sicurezza anti contagio previste dal Protocollo tra Stato e Chiesa del 7 maggio 2020.

Il programma delle celebrazioni pasquali che trovate qui sotto è un invito a mettersi davanti al Signore nella concretezza dei Sacramenti e della Sua Parola.

Coloro che non possono muoversi di casa sappiano che la Chiesa intera prega per loro e che le porte sono aperte, anche per telefono, a tutti coloro che cercano una luce nel buio di questi mesi. Cercheremo quanto possibile di condividere su questo sito web le celebrazioni che si possono seguire in TV o in streaming.

Il Signore Gesù non è venuto nel mondo per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (Mc 10, 45) e per amarci sino alla fine (Gv 13, 1).

Per prepararsi bene alla Pasqua di Risurrezione ci si potrà confessare:

  • Lunedì 29 Marzo dalle 15 alle 17:30 a Castel del Piano (S. Pio)
  • Martedì 30 Marzo dalle 15 alle 17:30 a C. del Piano (S. Pio)
  • Mercoledì 31 Marzo dalle 9 alle 12 a C. d. Piano (S.M.Assunta)
  • Giovedì 1 Aprile dalle 15 alle 18 e dalle 19 alle 21 a Bagnaia
  • Venerdì 2 Aprile dalle 9 alle 12 a Pilonico Materno
  • Venerdì 2 Aprile dalle 15 alle 17:30 a Castel del Piano (S. Pio)

Benedizioni Pasquali 2021

Cari parrocchiani, a causa della pandemia quest’anno non potremo visitare le vostre case per portare la benedizione pasquale. Perciò a partire dal 14 Marzo 2021 invitiamo il capofamiglia, o chi per lui, a partecipare alla Messa nel giorno stabilito per la propria via o strada e a ritirare l’acqua santa insieme con le parole da usare per la benedizione della casa.

Chiediamo di essere presenti nel giorno e nell’orario indicato per scaglionare le presenze ed evitare assembramenti. Le boccette con l’acqua benedetta e il piccolo rito verranno consegnati nominalmente ad ogni famiglia convenuta al termine della celebrazione di quel giorno.

Contestualmente al ritiro vi invitiamo a portare un’offerta che annualmente serve a sostenere le spese e le necessità della parrocchia e di tanti bisognosi che continuamente bussano alla porta della chiesa.

Qui sotto potete scaricare il calendario completo con le date per il ritiro dell’acqua benedetta.

Mercoledì delle Ceneri 2021

Orario della Messa del Mercoledì delle Ceneri

ore 08:30 a Castel del Piano, Chiesa di Santa Maria Assunta
ore 18:00 a Bagnaia, Cappella di S. Maria delle Grazie e Tendone
ore 18:00 a Castel del Piano, Chiesa di San Pio
ore 19:30 a Pila, Chiesa di San Giovanni Battista
A Pilonico Materno imporremo le ceneri Domenica Mattina alla Messa delle 11:30 (per chi non le ha ricevute i giorni precedenti

Messaggio per la Quaresima 2021

Il testo del Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2021 sul tema: “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme…” (Mt 20,18).

Quaresima: tempo per rinnovare fede, speranza e carità.

Cari fratelli e sorelle,
annunciando ai suoi discepoli la sua passione, morte e risurrezione, a compimento della volontà del Padre, Gesù svela loro il senso profondo della sua missione e li chiama ad associarsi ad essa, per la salvezza del mondo.
Nel percorrere il cammino quaresimale, che ci conduce verso le celebrazioni pasquali, ricordiamo Colui che «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,8). In questo tempo di conversione rinnoviamo la nostra fede, attingiamo l’“acqua viva” della speranza e riceviamo a cuore aperto l’amore di Dio che ci trasforma in fratelli e sorelle in Cristo. Nella notte di Pasqua rinnoveremo le promesse del nostro Battesimo, per rinascere uomini e donne nuovi, grazie all’opera dello Spirito Santo. Ma già l’itinerario della Quaresima, come l’intero cammino cristiano, sta tutto sotto la luce della Risurrezione, che anima i sentimenti, gli atteggiamenti e le scelte di chi vuole seguire Cristo.
Il digiuno, la preghiera e l’elemosina, come vengono presentati da Gesù nella sua predicazione (cfr Mt 6,1-18), sono le condizioni e l’espressione della nostra conversione. La via della povertà e della privazione (il digiuno), lo sguardo e i gesti d’amore per l’uomo ferito (l’elemosina) e il dialogo filiale con il Padre (la preghiera) ci permettono di incarnare una fede sincera, una speranza viva e una carità operosa.

1. La fede ci chiama ad accogliere la Verità e a diventarne testimoni, davanti a Dio e davanti a tutti i nostri fratelli e sorelle
In questo tempo di Quaresima, accogliere e vivere la Verità manifestatasi in Cristo significa prima di tutto lasciarci raggiungere dalla Parola di Dio, che ci viene trasmessa, di generazione in generazione, dalla Chiesa. Questa Verità non è una costruzione dell’intelletto, riservata a poche menti elette, superiori o distinte, ma è un messaggio che riceviamo e possiamo comprendere grazie all’intelligenza del cuore, aperto alla grandezza di Dio che ci ama prima che noi stessi ne prendiamo coscienza. Questa Verità è Cristo stesso, che assumendo fino in fondo la nostra umanità si è fatto Via – esigente ma aperta a tutti – che conduce alla pienezza della Vita.
Il digiuno vissuto come esperienza di privazione porta quanti lo vivono in semplicità di cuore a riscoprire il dono di Dio e a comprendere la nostra realtà di creature a sua immagine e somiglianza, che in Lui trovano compimento. Facendo esperienza di una povertà accettata, chi digiuna si fa povero con i poveri e “accumula” la ricchezza dell’amore ricevuto e condiviso. Così inteso e praticato, il digiuno aiuta ad amare Dio e il prossimo in quanto, come insegna San Tommaso d’Aquino, l’amore è un movimento che pone l’attenzione sull’altro considerandolo come un’unica cosa con sé stessi (cfr Enc. Fratelli tutti, 93).
La Quaresima è un tempo per credere, ovvero per ricevere Dio nella nostra vita e consentirgli di “prendere dimora” presso di noi (cfr Gv 14,23). Digiunare vuol dire liberare la nostra esistenza da quanto la ingombra, anche dalla saturazione di informazioni – vere o false – e prodotti di consumo, per aprire le porte del nostro cuore a Colui che viene a noi povero di tutto, ma «pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14): il Figlio del Dio Salvatore.

2. La speranza come “acqua viva” che ci consente di continuare il nostro cammino
La samaritana, alla quale Gesù chiede da bere presso il pozzo, non comprende quando Lui le dice che potrebbe offrirle un’“acqua viva” (Gv 4,10). All’inizio lei pensa naturalmente all’acqua materiale, Gesù invece intende lo Spirito Santo, quello che Lui darà in abbondanza nel Mistero pasquale e che infonde in noi la speranza che non delude. Già nell’annunciare la sua passione e morte Gesù annuncia la speranza, quando dice: «e il terzo giorno risorgerà» (Mt 20,19). Gesù ci parla del futuro spalancato dalla misericordia del Padre. Sperare con Lui e grazie a Lui vuol dire credere che la storia non si chiude sui nostri errori, sulle nostre violenze e ingiustizie e sul peccato che crocifigge l’Amore. Significa attingere dal suo Cuore aperto il perdono del Padre.
Nell’attuale contesto di preoccupazione in cui viviamo e in cui tutto sembra fragile e incerto, parlare di speranza potrebbe sembrare una provocazione. Il tempo di Quaresima è fatto per sperare, per tornare a rivolgere lo sguardo alla pazienza di Dio, che continua a prendersi cura della sua Creazione, mentre noi l’abbiamo spesso maltrattata (cfr Enc. Laudato si’, 32-33.43-44). È speranza nella riconciliazione, alla quale ci esorta con passione San Paolo: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Ricevendo il perdono, nel Sacramento che è al cuore del nostro processo di conversione, diventiamo a nostra volta diffusori del perdono: avendolo noi stessi ricevuto, possiamo offrirlo attraverso la capacità di vivere un dialogo premuroso e adottando un comportamento che conforta chi è ferito. Il perdono di Dio, anche attraverso le nostre parole e i nostri gesti, permette di vivere una Pasqua di fraternità.
Nella Quaresima, stiamo più attenti a «dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano, invece di parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano» (Enc. Fratelli tutti [FT], 223). A volte, per dare speranza, basta essere «una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza» (ibid., 224).
Nel raccoglimento e nella preghiera silenziosa, la speranza ci viene donata come ispirazione e luce interiore, che illumina sfide e scelte della nostra missione: ecco perché è fondamentale raccogliersi per pregare (cfr Mt 6,6) e incontrare, nel segreto, il Padre della tenerezza.
Vivere una Quaresima con speranza vuol dire sentire di essere, in Gesù Cristo, testimoni del tempo nuovo, in cui Dio “fa nuove tutte le cose” (cfr Ap 21,1-6). Significa ricevere la speranza di Cristo che dà la sua vita sulla croce e che Dio risuscita il terzo giorno, «pronti sempre a rispondere a chiunque [ci] domandi ragione della speranza che è in [noi]» (1Pt 3,15).

3. La carità, vissuta sulle orme di Cristo, nell’attenzione e nella compassione verso ciascuno, è la più alta espressione della nostra fede e della nostra speranza
La carità si rallegra nel veder crescere l’altro. Ecco perché soffre quando l’altro si trova nell’angoscia: solo, malato, senzatetto, disprezzato, nel bisogno… La carità è lo slancio del cuore che ci fa uscire da noi stessi e che genera il vincolo della condivisione e della comunione.
«A partire dall’amore sociale è possibile progredire verso una civiltà dell’amore alla quale tutti possiamo sentirci chiamati. La carità, col suo dinamismo universale, può costruire un mondo nuovo, perché non è un sentimento sterile, bensì il modo migliore di raggiungere strade efficaci di sviluppo per tutti» (FT, 183).
La carità è dono che dà senso alla nostra vita e grazie al quale consideriamo chi versa nella privazione quale membro della nostra stessa famiglia, amico, fratello. Il poco, se condiviso con amore, non finisce mai, ma si trasforma in riserva di vita e di felicità. Così avvenne per la farina e l’olio della vedova di Sarepta, che offre la focaccia al profeta Elia (cfr 1 Re 17,7-16); e per i pani che Gesù benedice, spezza e dà ai discepoli da distribuire alla folla (cfr Mc 6,30-44). Così avviene per la nostra elemosina, piccola o grande che sia, offerta con gioia e semplicità.
Vivere una Quaresima di carità vuol dire prendersi cura di chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia a causa della pandemia di Covid-19. Nel contesto di grande incertezza sul domani, ricordandoci della parola rivolta da Dio al suo Servo: «Non temere, perché ti ho riscattato» (Is 43,1), offriamo con la nostra carità una parola di fiducia, e facciamo sentire all’altro che Dio lo ama come un figlio.
«Solo con uno sguardo il cui orizzonte sia trasformato dalla carità, che lo porta a cogliere la dignità dell’altro, i poveri sono riconosciuti e apprezzati nella loro immensa dignità, rispettati nel loro stile proprio e nella loro cultura, e pertanto veramente integrati nella società» (FT, 187).

Cari fratelli e sorelle, ogni tappa della vita è un tempo per credere, sperare e amare. Questo appello a vivere la Quaresima come percorso di conversione, preghiera e condivisione dei nostri beni, ci aiuti a rivisitare, nella nostra memoria comunitaria e personale, la fede che viene da Cristo vivo, la speranza animata dal soffio dello Spirito e l’amore la cui fonte inesauribile è il cuore misericordioso del Padre.
Maria, Madre del Salvatore, fedele ai piedi della croce e nel cuore della Chiesa, ci sostenga con la sua premurosa presenza, e la benedizione del Risorto ci accompagni nel cammino verso la luce pasquale.

Roma, San Giovanni in Laterano, 11 novembre 2020, memoria di San Martino di Tours12 Febbraio 2021

Parola per la settimana: Toccare

Toccare = venire a contatto con qualcuno o con qualcosa.

Quando una cosa ti tocca, vuol dire che ti colpisce, che fa nascere in te qualcosa di nuovo. Quando la parola di qualcuno ti tocca, vuol dire non solo che la ascolti, ma che arriva a guardare dentro di te e la lasci entrare. Vuol dire che non sei più solo nella tua solitudine ma che qualcuno ti incontra, che il tuo cuore diventa degno di essere amato perché quella parola entra non con violenza, ma con riconoscenza. Una parola ti tocca quando ti riconosce, quando dà il nome alle cose, quando non ti violenta, non spaventa … ma purifica!

Il Maligno ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità, lo Spirito invece la porta alla luce con tenerezza. È la tenerezza la maniera migliore per toccare ciò che è fragile in noi. Il dito puntato e il giudizio che usiamo nei confronti degli altri molto spesso sono segno dell’incapacità di accogliere dentro di noi la nostra stessa debolezza, la nostra stessa fragilità. Solo la tenerezza ci salverà dall’opera dell’Accusatore (cfr Ap 12,10). Per questo è importante incontrare la Misericordia di Dio, specie nel Sacramento della Riconciliazione (la Confessione), facendo un’esperienza di verità e tenerezza. Paradossalmente anche il Maligno può dirci la verità, ma, se lo fa, è per condannarci. Noi sappiamo però che la Verità che viene da Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene, ci perdona. La Verità si presenta a noi sempre come il Padre misericordioso della parabola (cfr Lc 15,11-32): ci viene incontro, ci ridona la dignità, ci rimette in piedi, fa festa per noi, con la motivazione che «questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (v. 24). (da Patris Corde, Lettera Apostolica del Santo Padre Francesco, 8 dicembre 2020)

Il Signore Gesù nel Vangelo incontra il lebbroso, e prima lo tocca e poi gli dice “Lo voglio, sii purificato subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato, cioè su salvato. Prima il Signore “tocca” e poi “parla”. Come nella liturgia, tutti i gesti della Chiesa fatti nel nome del Signore sono gesti e parole. Gesti che mostrano la presenza del Signore e parole che ne spiegano l’efficacia.

Come cristiani siamo chiamati a guarire gli altri annunciando l’incontro con Gesù che salva … Toccalo e sarai salvata! Toccalo e sarai salvato! Questo è il modo con cui noi cristiani possiamo confortarci nella prova.

E la Chiesa oggi prolunga la presenza di Gesù Cristo e la sua opera nel mondo, perché ogni uomo incontrato dalla Chiesa e dalla grazia dello Spirito Santo riconosca la Sua presenza. Il Padre ha annullato in Cristo ogni separazione e distanza, perché nessuno di noi possa dire “Dio è lontano” quando incontra Cristo e la sua presenza.

Ma ricorda: serve a poco essere toccati e guariti da Cristo, se non si vive quella vita nuova che Lui ci ha donato!

Don Simone

Se puoi, dona per la nostra chiesa: https://gf.me/u/y3i92u

Parola per la settimana: Conforto

Significa fortificare, ristorare e ricreare.

Da qualcuno che conforta, non ci si aspettano solo parole consolanti, ma che faccia rinascere in noi la forza di vivere. La Santissima Trinità continuamente compie questa opera: il Padre è conforto per coloro che si affidano a lui perché continuamente cerca i suoi figli, Cristo si fa vicino ad ogni uomo che si lascia toccare dalla sua grazia e lo salva con la sua misericordia, lo Spirito Santo conforta perché è paraclito e quindi presente con la sua efficacia che dona vita nuova a coloro che lo invocano.

Anche i fratelli nella fede e gli amici sono presenza che conforta, quando non si limitano a parole buone, ma danno la forza dello Spirito Santo a chi ne ha bisogno: quando si fanno forti-nel-forte! I santi sono conforto per noi in questo perché intercessori di quella forza e con la vita, la novità di Cristo!

Viviamo in un tempo in cui tante aziende e attività hanno bisogno dei ristori economici da parte delle autorità per ritrovare capacità economica: allo stesso modo e con maggiore forza abbiamo bisogno del conforto dello Spirito Santo che ridoni forza al nostro spirito per compiere ogni azione. Il conforto della fede ci fa passare da vittime di questo tempo a protagonisti dell’opera di Dio attraverso il Suo Spirito.

Questa domenica ci ha mostrato un Dio che conforta i suoi figli: si fa vicino allo sconforto di Giobbe nel suo dolore inconsolabile, è spinta di zelo per san Paolo ad annunciare il Vangelo ed è incontro che guarisce con la suocera di Pietro e per tutti i malati che gli vengono portati.

Anche noi possiamo accedere al conforto del Signore oggi: da sempre i conforti religiosi sono propri i sacramenti, che danno all’uomo la forza di Cristo, segni efficaci che donano all’uomo la presenza del Signore. Perciò in questi giorni, di zona rossa per noi, accediamo a piene mani al conforto del Signore, nel chiedere e ricevere i sacramenti del Signore, in particolare la Confessione e la Comunione.

Le chiese sono aperte e i sacerdoti e i ministri di Cristo sono disponibili, anche per telefono, Non accontentarti di parole, ma cerca lo Spirito di Dio che ti ridoni vita, la vita eterna che Cristo ci ha ottenuto!

Don Simone

Se puoi, dona per la nostra chiesa: https://gf.me/u/y3i92u

Ridiamo una chiesa a Bagnaia!

DONA ADESSO: Raccolta fondi per la Chiesa di Bagnaia

La nostra Parrocchia di Sant’Andrea Apostolo in Bagnaia (Perugia) organizza questa raccolta fondi per finanziare i lavori di consolidamento della sua chiesa parrocchiale, già parzialmente finanziati dalla Conferenza Episcopale Italiana.

A 130 anni dalla costruzione della nostra chiesa, a seguito dell’evento sismico del 30 Ottobre 2016 e precedenti che hanno causato danni alle strutture della chiesa ed hanno aggravato le condizioni statiche di alcuni archi e di alcune volte della navata, la chiesa, con Ordinanza del Sindaco del 12 Gennaio 2018, è stata dichiarata “inagibile, quindi non utilizzabile, fino all’avvenuto ripristino delle condizioni di sicurezza”.

I lavori consistono nella demolizione e ricostruzione della copertura della chiesa, nonché nel consolidamento degli archi, delle volte e della cupola che formano il soffitto della navata. Tutta la vecchia ed ammalorata struttura di legno (capriate, travi, travicelli) che sorregge le falde di copertura sarà sostituita con una struttura nuova, più leggera e resistente, lasciando invariata la forma e le caratteristiche architettoniche del tetto esistente. Il consolidamento delle volte, degli archi e della cupola dell’abside saranno eseguiti utilizzando le tecniche ed i materiali attualmente più evoluti, che hanno garantito il rispetto della storicità delle architetture e l’affidabilità degli interventi.

Per realizzare questo progetto, il totale dell’importo dei lavori si attesta sui 350.000 €. Viste le dimensioni ridotte della nostra comunità (circa 1000 abitanti) la parrocchia è nella possibilità di impegnarsi per coprire solo parte di questa quota. Possiamo già contare sul contributo della Conferenza Episcopale Italiana di 250.000 €.

Già dai primi tempi di chiusura, ci siamo mossi per raccogliere i fondi
necessari a coprire la parte a nostro carico, attraverso cene di beneficienza e collette. Oggi puoi aiutarci donando in questi modi:

ONLINE: attraverso il sito Raccolta fondi per la Chiesa di Bagnaia su GoFundMe

BONIFICO: sul C/C Postale, IBAN IT67E0760103000001043754710, intestato
a “Parrocchia S. Andrea in Bagnaia”, specificando la causale “Consolidamento Chiesa di S. Andrea da …”.

A MANO: direttamente nelle mani del parroco quando verrai a trovarci

Abbiamo bisogno del tuo aiuto, che servirà a realizzare i lavori esposti e a ridare al nostro paese questo simbolo di fede e di speranza per tanti.

Quaresima in Quarantena 3 – Giovedì 12 Marzo

Preparazione

  1. Preparare su un tavolo una tovaglietta dove mettere un crocifisso e una candela.
  2. Spegnere televisione, tablet e mettere il cellulare silenzioso.
  3. Aprire la bibbia sul Vangelo di Luca al Capitolo 16, i versetti sono 19-31
  4. I testi per la preghiera di oggi si trovano sul retro di questo foglietto
  5. Il tempo di questa piccola liturgia è di 10 – 15 minuti o di più.

Ordine della preghiera

  1. Segno di Croce: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Amen.
  2. Un minuto di silenzio nel quale raccogliamo i pensieri e le preoccupazioni di questo giorno e li offriamo al Signore. Poi si ripete per tre volte: “Vieni Signore Gesù”.
  3. Si legga la Prima Lettura. Poi si reciti il Salmo ripetendo il ritornello.
  4. Il capofamiglia, o chi per lui, proclama il Vangelo.
  5. Dopo qualche istante di silenzio, si può leggere o ascoltare le meditazioni disponibili qui: Don Francesco 13.03.2020Don Simone 13.03.2020
  6. Successivamente i presenti possono condividere ciò che la Parola di Dio ha suscitato e un pensiero edificante per tutti.
  7. Recitiamo il Padre Nostro.
  8. Nell’impossibilità di ricevere il Sacramento dell’Eucarestia, si reciti la preghiera di comunione spirituale, senza correre, che trovate qui sotto.
  9. Alla fine ci si segna col segno di croce con le seguenti parole:
    Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.” e si conclude con l’Ave Maria o con un canto liturgico come si preferisce.

Preghiera di Comunione Spirituale (per chi non riceve l’Eucarestia)

Gesù mio, io credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’ anima mia.
Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente,
vieni almeno spiritualmente nel mio cuore.  
 [pausa silenzio]
Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te;
non permettere che mi abbia mai a separare da te.
Eterno Padre, io ti offro il Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo in sconto
dei miei peccati,  in suffragio delle anime del purgatorio e per i bisogni della Santa Chiesa.



Dal Libro del Profeta Geremia (Ger 17,5-10)

Così dice il Signore:

«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il bene, dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.

Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti. Niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce! Chi lo può conoscere?

Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per dare a ciascuno secondo la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Beato l’uomo che confida nel Signore.

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi, non resta nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli arroganti, ma nella legge del Signore trova la sua gioia, la sua legge medita giorno e notte.

È come albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo: le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa, riesce bene.

Non così, non così i malvagi, ma come pula che il vento disperde; poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti, mentre la via dei malvagi va in rovina.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20, 17-28)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:

«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.

Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.

E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore